mercoledì 9 novembre 2011

Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura.

di Gigi Sanna


Dedicato a Gianni Atzori, 'su maistru'.
 
1. La comunicazione all'Università di Sassari. 
  Sabato 29 Ottobre nell'Aula Magna della Facoltà di Medicina, durante i lavori del Convegno interdisciplinare (1), organizzato dalla stessa facoltà, ho comunicato agli studiosi presenti, ai relatori, agli studenti e al pubblico che il codice nuragico della scrittura dell'età del Bronzo medio, finale e I Ferro (XVI - VIII /VII  secolo a.C.) non è più un mistero per la scienza epigrafica e linguistica. 
    Infatti, grazie alla continua scoperta di documenti (in pietra, in ceramica, in metallo) 'scritti' che, come si può vedere dalla mostra 'didattica' permanente  di Macomer (2), hanno raggiunto e superato in 15 anni (3) il numero di 90,  oggi siamo in grado di conoscere quali norme di organizzazione del testo e quali requisiti adoperarono, per più di settecento anni, gli scribi sardi (sacerdoti) perché  questo potesse essere riconosciuto come 'loro', isolano, ovvero quello dei 'domini judikes' (šardan) del tempo. E, aggiungiamo, non pochi ma numerosi requisiti, sempre o quasi sempre presenti, che rendono inconfondibile 'quella' 'scrittura ovunque venga ritrovata, a Sud e a Nord della Sardegna così come a Ovest e ad Est (v. cartina fig. 1), una scrittura o  codice 'alfabetico'  irradiato, con ogni probabilità,  dalla scuola scribale (4) della città mercantile di Tharros.


La città di Tharros (Tarshosh/Tarshish)
probabile luogo della scuola scribale sarda
e di irradiazione della scrittura nuragica
Figura 1


2. L'origine del codice ed il primo 'specimen'.
  Stando alla documentazione l'origine del codice può essere definito 'betilica' in quanto tutti (dico tutti) i requisiti o la normativa della scrittura deve essere ricercata nel rebus (nei rebus) delle così dette statue stele (5) del Sarcidano (v. fig. 2). E' in questi betili o pietre falliche  che si trovano i primi 'segni' organizzati, con sequenza non palese ma criptica, di quella scrittura che accompagnerà il popolo costruttore dei nuraghi, delle tombe di Giganti e dei Pozzi sacri per tutta la durata della sua grandissima civiltà. La civiltà che ebbe come Dio indiscusso il dio cananaico e poi israeliano (ebraico) 'El/Il yhh (yhwh). Civiltà improntata alla ideologia dei nobilissimi figli divini (yh) Giganti, Giudici e Tori, sovrani o 'abay', indiscussi  principi dell' Isola (6).
Figura 2

 3. La scrittura sacra o geroglifica. 
   La scrittura fu tutta (da quanto sinora si è scoperto di scritto e di comunicativo-espressivo) 'sacra' e, così come nella scrittura dei faraoni, tutti i segni possono essere considerati dei 'geroglifici' (segni, 'glifi sacri') perché  essi riguardano solo il Dio e i suoi figli, la relazione intercorrente tra il supremo Toro luminoso creatore androgino (Sole-Luna)  e i suoi figli Tori straordinari, giudici per lui in terra. Non si è trovato in quindici anni di ricerca uno ed un solo documento di tipo laico (un elenco di oggetti, di persone, un rendiconto, un frammento di lettera, di testo letterario, ecc.) ma solo scritte con lessico formulare (di radice semitica ma anche indoeuropea)  inneggiante alla divinità  e ai suoi figli (bene)


4.  Le scritte betiliche e le norme della scrittura.
     Per capire bene detta scrittura 'sacra', cioè inviolabile, organica alla sacralità ed inviolabilità della Divinità,  bisogna partire dal 'rebus' originario ovvero da quello che, una volta risolto, fa vedere quando (forse anche il dove)  e come i cosiddetti 'nuragici' iniziarono a comporre testi scritti con delle precise ed inconfondibili caratteristiche.  Si prenda come esempio il motivo frequente delle 'statue stele' di Laconi. Si noterà,  con un po' di pazienza circa la soluzione dell'enigma (7), che il 'testo' registra  i seguenti aspetti (v. fig. 3) :

-        Il significato (fallico) del supporto
-        La numerologia (presenza di numeri sacri significativi)
-        I pittogrammi logografici (un segno figurativo una parola)
-        I pittogrammi acrofonici (un segno figurativo e la consonante iniziale della parola)
-        I segni lineari schematici
-        Gli agglutinamenti ( due o più segni 'legati')
-        I determinativi
-        La polisemia
-        La lettura varia


Codice o sistema di scrittura dei betili
(cosiddette 'statue stele')
Figura 3. Potenza del vivificante Lui Toro Api Padre/ del vivificante Lui  Figlio Toro Api Lui


5.  La griglia circa la normativa ed il rispetto di questa.   
   Ora, se noi, con un'apposita griglia, sottoponiamo alle stesse regole di composizione  i documenti nuragici rinvenuti dal 1995 in poi (ma ovviamente anche quelli precedenti e non riconosciuti), otteniamo sempre lo stesso risultato, ovvero la presenza, con variazioni maggiori o minori per ciascuno,  di tutti i requisiti richiesti dalla normativa. In poche parole, in essi si registrerà la presenza del valore del supporto, la presenza dei logogrammi, quella dei pittogrammi acrofonici, dei segni schematici lineari, ecc. ecc.). Naturalmente qui (8) lo faremo solo con alcuni di essi e, più precisamente con

-        Le tavolette sigillo di Tzricotu di Cabras ,
-        L''anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis.
-        Il coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore
-        Il ciondolo di Solarussa
-        La bidente di Is Locci Santus
-        Il Concio di San Pietro di Bosa
-        Il Coccio di Orani
-        Il Ciondolo di Allai
-        La Barchetta di Teti
-        La Pintadera di Barumini
-        La Stele di Nora
-        La Pietra di Perdu Pes di Paulilatino (9)
Figura 4

 Come si può notare i documenti nuragici presi a campione non perdono le caratteristiche compositive dei betili scritti del Sarcidano ma le mantengono sempre o quasi sempre (10); a tal punto che, per chi è abituato a leggerli, il trovare nella risoluzione del rebus (di ogni rebus si badi) gli aspetti numerologici, quelli pittografici, quelli dell'agglutinamento, del significato del supporto ecc., non sorprende affatto, dato che essi 'devono' esserci, pena l'estraneità e il ripudio del documento constatato il suo non assoggettamento alle prescrizioni della norma. Questa sola determina le condizioni affinché  quello possa essere considerato  un testo 'sacro', con la sua precisa e inconfondibile identità di scuola: sempre 'quello' pur nella sua varietà stilistica data dalla libertà di variatio (attuata quasi sempre dagli scribi) nel riprodurre i necessari requisiti.


 6. Impossibile creare un falso di scrittura nuragica!
  Per questi motivi è difficilissimo e quasi impossibile riprodurre a piacimento un documento scritto nuragico, fare un falso, perché - a parte la vastissima conoscenza necessaria, con le varianti tipologiche (11), di più codici alfabetici per riprodurre i segni pittografici e quelli schematici lineari - i singoli requisiti devono essere sapientemente amalgamati nel supporto e spesso intrecciati con tale armonia  da dare un vero e proprio prodotto artistico,  una scrittura esteticamente valida.  Per comprenderlo basta solo esaminare oggetti mirabili come i sigilli cerimoniali di Tzricotu di Cabras, l'anello di Pallosu di San Vero Milis, la stele di Nora, il piombetto sigillo di Sant'Antioco o il vaso di La Prisgiona di Arzachena.
  Facciamo presente però che c'è un altro bel requisito da noi non messo in evidenza per motivi, diciamo così, di difesa contro certi irriducibili negazionisti (spesso detrattori) e contro tutti coloro che, nonostante le difficoltà, oseranno sciaguratamente  cimentarsi con l'impossibile.    

7. Prodotto 'puro' dell'Isola o codice di provenienza esterna?
   Naturalmente ciò non vuol  dire che il codice sardo dell'età del Bronzo e del I Ferro sia unico, un prodotto del tutto singolare nella storia della scrittura del Primo Millennio a.C., dato che documenti di scrittura cosiddetta 'protocananaica', cioè con segni pittografici, segni lineari e talvolta con legature, sono stati rinvenuti in area siriana e palestinese. Ma questi, purtroppo  in numero ancora esiguo (12), non ci consentono minimamente di capire se la totalità dei requisiti 'betilici', ovvero la normativa scrittoria esistente e mantenuta per lunghissimo tempo in Sardegna, sia presente oppure non. Solo dati comparativi in notevole abbondanza potranno dirci se in Sardegna sia stato inventato il codice sacro di yhh (e dei suoi figli luminosi tori giganti giudici) oppure se esso debba il suo input, in seguito all'approdo nell'isola di popolazioni semitiche (XVI -XV secolo a.C.), a codici 'sacri', riguardanti lo stesso Dio e presenti nel territorio dei Cananei.  Ma ciò, ai fini del nostro studio, risulta essere quasi una questione marginale dal momento che era necessario risolvere, una volta per tutte, il problema delle caratteristiche fondamentali della scrittura nuragica a rebus; ovvero scoprire uno per uno tutti gli accorgimenti studiati e posti in essere dagli scribi per rendere sempre uguale il sistema dei significanti  pur nella sua infinita possibilità di variazione. Un codice, come si vede, che è agli antipodi della scrittura 'aperta', facile. economicistica, pragmatica, 'laica',  fenicia prima e poi 'greca', basata su pochi segni facilmente riconoscibili e praticamente non modificati nel corso dei secoli; un codice che è difficile da capire perché la natura stessa del rebus, la fantasia nel crearlo, le numerose norme cogenti e l'organizzazione 'strana' del testo, costituiscono delle barriere, sulle prime insormontabili, che impediscono di fatto la 'decifrazione'.  Tanto più poi se si pretende scioccamente di 'attualizzare' , quindi di snaturare, un sistema così antico, senza essere in grado di 'storicizzarlo'  neppure un pochino.

8. L'aspetto dell'agglutinamento
  Resterebbe da prendere in esame ora i singoli aspetti della scrittura che si sono individuati, i requisiti  propri del sistema 'nuragico'; rendere esplicite e analitiche le crocette sintetiche poste  per comodità nella griglia nella quale abbiamo inserito una certa parte (direi una piccola parte) della documentazione scritta  sinora pervenutaci. Cioè ci sarebbe da far capire di volta in volta, con delle apposite tabelle,  per ogni singolo documento, la natura simbolica del supporto, la numerologia, dove si trovano i pittogrammi, i segni schematici lineari, i determinativi e così via. Cosa questa ovviamente non possibile in questa sede deputata praticamente, come si è detto infinite volte, alla sola 'comunicazione'; comunicazione per certi aspetti  più breve ed essenziale di quella già breve ed essenziale data in Sassari il 29 Ottobre scorso.
  Confidando però nel desiderio di chi sinora ci ha seguito di fare delle verifiche (del resto non tanto difficili) sul 'resto' del sistema, esamineremo, con una certa abbondanza di esempi, l'aspetto dell'agglutinamento che, come si potrà vedere, così presente come è, dimostra che esso non viene effettuato ad arbitrio dello scriba ma perché esso stesso è 'significante' e contribuisce a dare ulteriore senso 'sacro'  alle scritte. Tale senso è fornito dal fatto che tutti i requisiti attengono, con ogni probabilità,  alla natura complessa della divinità, intendono offrirne, ciascuno per conto proprio, le qualità e l'essenza. Sono insomma delle parole astratte silenziose, non scritte ma ugualmente scritte, che esaltano, con superba raffinatezza scribale, i tratti della sua manifestazione (potenza, sostanza, unicità e molteplicità, presenza, ambiguità, ecc.). Di ciò si spera di parlare diffusamente in un altro articolo in questo Blog e, soprattutto, nel volume 'speciale' di pubblicazione degli Atti del recente Convegno di Sassari (v. supra). 
  Qui di seguito rendiamo espliciti, senza però commentarne i contenuti, gli agglutinamenti presenti nei documenti, prendendone alcuni di quelli inseriti nella griglia ed altri ancora a campione; naturalmente scegliendo sempre quelli che, dal punto di vista paleografico ed epigrafico, si mostrano molto o abbastanza chiari, quindi con dati oggettivi, del tutto verificabili e non soggetti a contestazione.
 Fig. 5,1 .Tav. A 3 di Tzricotu                                                       Trascrizione e agglutinamenti

 Fig. 5, 2. Coccio di Orani                                      Trascrizione e agglut.
 Fig.5.3   Lastra di Barisardo                                                       Trascrizione e agglut.
Fig. 5,4. Pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta                                          Trascrizione e agglut.
 Fig.5,5. Pietra del Nuraghe Pitzinnu  di Abbasanta                          Trascrizione e agglut.
Fig.5,6. Il cosiddetto 'brassard' di Is Locci Santus                                      Trascrizione e agglut.
Fig.5,7. Incisioni (graffiti) della Grotta Verde di Alghero                    Trascrizione e agglut.
 Fig. 5,8. La pietra della capanna di Perdu Pes                                         Trascrizione e agglutin.
Fig.5,9. Coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore               Trascrizione e agglutin.
Fig. 5,10.  Stele di Nora                                                   Trascrizione e agglutin.
Fig.5, 11. Anello di Pallosu di San Vero Milis                                       Trascrizione  e agglutin.
Fig.5,12. Piombetto sigillo di Sant'Antioco                                           Trascrizione e agglut. 
 Fig. 5,13. Vaso di La Prisgiona di Arzachena                                      Trascrizione e agglut.
Fig. 5,14, Barchetta dell'Antiquariun Arborense di Oristano            Trascrizione e agglut. 

9. L'ultima scoperta. Il dischetto scritto del Museo  di Sassari
   Come esempio conclusivo (v. fig. 6) di agglutinamento (ma stavolta vengono riportati nella figura altri requisiti della scrittura nuragica) forniamo quello del documento (dischetto cultuale) custodito presso il Museo G.Sanna di Sassari, individuato come documento scritto dalla studiosa parmense dott. Aba Losi durante una visita al medesimo la sera del 29 Ottobre scorso e di cui è stata data tempestiva comunicazione in questo stesso Blog (13).
   Ognuno potrà notare che il primo segno a sinistra è dato da un serpentello (forma a zig-zag) agglutinato ad una consonante 'lamed'. Il motivo serpentello + lamed è tipico dell'arte scrittoria nuragica (v. Tzricotu di Cabras  A3; in SaGra, 4, tab.5 p.95 e 4. tab.6, p. 97; anello di Pallosu di San Vero Milis; in SaGra, 6, figg. 31 e 32) e lo si può osservare nella lastra di Barisardo, da noi offerta (v. supra) a titolo esemplificativo, come scrittura con segni agglutinati, in fig. 5,3.
   Cogliamo l'occasione per mettere in rilievo, tra l'altro, il sicuro valore fonetico della 'labiale sonora'  (lettera due o lettera B) fornito dalla acrofonia della BDNT (bidente), valore che si nota nel segno a bipenne di Pitzinnu di Abbasanta,  in tutte le statue stele di Laconi, nel vaso di La Prisgiona di Arzachena e, naturalmente, in tutte e quattro tavolette di Tzricotu di Cabras. Disegnare una bipenne o scrivere un 'beth' era per i nuragici la stessa cosa in quanto 'Bidente' (bipenne) così come 'Beth' (casa) offrono lo stesso valore acrofonico (labiale sonora).

Figura 6

(1) Interpretare i linguaggi della mente. Percorsi tra neuroscienze cognitive, paleoneurologia, paleogenetica, epigrafia e archeologia, 29.10.2011. V. relazione di G. Sanna, La scrittura 'betilica' (nuragica) a rebus. Il sistema ed il suo primo specimen.
(2) La mostra, patrocinata dall'associazione culturale Solene e dal Comune di Macomer, è stata inaugurata ufficialmente, dalla dott. Maria Rita Piras dell'Università di Sassari e dalla dott. Aba Losi dell'Università di Parma, nei locali della casa Melchiorre Murenu di Macomer il 30.10.2011.
(3) Dal 1995 (anno di pubblicazione dei documenti sigillo di Tzricotu) al 2011 (scoperta del documento di Barisardo: v. G.Sanna, Una stele nuragica da Barisardo. In protocananico; in Gianfrancopintore blogspot.com (22.4.2011). Ad essi però si è aggiunto in questi giorni il documento scritto nuragico (XV -XIII sec. a.C.) del Nuraghe Palmavera, scoperto dalla dott. Aba Losi il 29.X.2011 nel museo Sanna di Sassari ( v. più avanti).
(4) Naturalmente questa resta, per ora, solo un'ipotesi. Ma il numero notevole dei documenti,,  rinvenuti nell'area del bacino del Tirso (soprattutto nei nuraghi e nelle adiacenze di essi), sembra escludere che l'epicentro possa essere collocato in altre 'città'  nuragiche, sia pur importanti, come Nora (Noran), Cornus (Corrash), Bosa (Bosan) o Alghero. 
(5) V. in particolare Atzeni E.(1979),  Menhirs antropomorfi  o statue menhirs della Sardegna; in 'Annali del Museo Civico della Spezia,II,  pp. 9 -64 (estratto); idem (1996), La statuaria antropomorfa sarda. Museo delle Statue menhirs, Laconi;  Perrra M., Statue menhir in territorio di Samugheo; in Nu.Bu.Arch. Sa. 4, 1987 - 1992), pp. 17 - 42.
(6) G. Sanna, SaGra (2004) , 4, pp. 85 - 179; 12, pp. 489 - 513; 13, pp. 543 - 551.
(7) Oggi, rispetto a sette anni fa ( v. SaGgra 2004, 4, 11, pp.128 -140; 6, 1, pp. 239 -245),  la soluzione è a posteriori, non più esito di sola  'intuizione', conoscendosi molto bene i significati di certi segni da tutta la documentazione reperita.
(8) Il presente articolo non è se non un'anticipazione sintetica di quanto sarà da noi pubblicato (soprattutto in termini d'immagini documentarie) nel numero 62 e, successivamente, nel numero speciale (Atti del Convegno di Sassari del 29 -30 Ottobre 2011)  di Monti Prama. Rivista di Quaderni Oristanesi.
(9) I documenti sono tutti noti in virtù delle  foto pubblicate più volte in questo Blog. Per una breve rassegna di alcuni di essi si veda anche G.Sanna (2009), La Stele di Nora. Il Dio, il Dono e il Santo (The God, the Gift, the Saint: trad. in ingese di Aba Losi), 1.5, pp. 32 -37; 2, 1, pp. 45 -67.
(10) Naturalmente la griglia non è in grado sempre, o per motivi di notevole complessità ermeneutica del documento oppure, più spesso, di non integrità di esso (soprattutto se si tratta di pietra o di ceramica), di dare risposte sicure circa la presenza o meno di alcuni requisiti. Basta una lettera in meno per rendere incerta la numerologia oppure un segno  poco chiaro per nascondere l'elemento pittografico o la presenza di due lettere agglutinate. Si veda come esempio (v. fig. 5,5)  la pietra del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta la quale permette di ricavare bene il requisito dell'agglutinamento, del pittografico e dello schematico lineare, ma nulla o quasi nulla offre, data l'offesa e gli sfregi del tempo,  sotto l'aspetto numerologico.
(11) Spesso dette varianti tipologiche (come si può vedere nei documenti di Tzricotu di Cabras, di Pitzinnu di Abbasanta, di La Grotta Verde di Alghero, di Teti (barchetta), di Santa Caterina di Pitinuri, di Zuras di Abbasanta, ecc.) non trovano riscontro immediato nei repertori comuni. Oppure esse registrano dei segni talmente pittografici che per arcaicità si possono solo presupporre in documenti levantini dell'età dei primi alfabeti semitici consonantici dell'età del bronzo antico e medio (v. E. Attardo, Litterae Caelestes, 2007). Tipico è il caso del 'kaph' (la palma, l'alberello) della pietra della capanna di Perdu Pes di Paulilatino (v. fig.5, 8).
(12) V. M.G.Amadasi (1999), Sulla formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX ed il VII secolo a.C. Atti del Convegno di Studi dell'Università di Milano. Istituto di Storia Antica  ( 23 -24 febbraio 1998), pp. 38 - 41).
(13) A. Belladonna, Segni al Museo Sanna di Sassari; in gianfrancopintoreblogspot.com (5 XI 2011).   

24 commenti:

el-pis ha detto...

ARVESCHIDA GALANA A TIE

francu ha detto...

Complimenti!
I signori-giudici shardan hanno tirato un sospiro di sollievo.
Qui a Selargius si è sentito, non so a Isili.

Archeologia Nuragica ha detto...

Salludi Francu,

Fia pudendi in bingia, in sa bingia accantu (400 metrus) a sa tumba megalitica pre nuragica de Murisiddi (fatta cun statuas stele ) e non me partu de intendiri nessunu suspiru particolari.

Ma prus che is sospirus de Ceraxius o de Isili, o is troddius de Casteddu o de Tatari miada a praxidi a intendiri ita di pensanta in is universidadis innui si istudiada sa peleoepigrafia antiga.

Maria Teresa Porcu ha detto...

complimenti e grazie per la tenacia dimostrata.
una domanda anche se stupida: ma la divinità maschile/femminile aveva anche un nome femminile o si chiamava sempre dio-toro-luce? cioè aveva un nome tipo "dolce luce del mattino" o "riflesso del sole sull'acqua" per indicare l'aspetto femminile?

francu ha detto...

Saludi Mauru Peppinu.
Su suspiru est incunfundibili, ma tui fiasta a bentu contrariu, comenti t'accuntessit meda no pagu.
In bia Universidadi, prus che suspirai creu chi surrungint, comente chini hat perdiu su trenu.
Ma cand'est chi attoppaus a pari?

Giorgio Cannas ha detto...

Ho Francu, tui a Pipiu Zedda non ddu conoxis, est comenti a un pipiu tirriosu s tostorrudu chi ci scavuada su formaginu poita non ptada sa figurina colorada comenti olidi cussu. insasa sceti su chi narada cussu est beridadi. Su chi naranta is'utrus non ballidi a nudda. Disprezziada Moravetti e tottus is'atrus pighendiddus po frabaxius e incompetentis. Zedda adi bistu 2 nuragus a suba de 10.000 e prusu chi s'alineanta cun su sobi e sa luna, a Brabaxianna(ma ddu narada solu cussu). Nemmus si ddadi convalidau, su mundu scientificu ddu pigada po exstraterrestri, finzas dd'arrinti apapas e ananti e mancu s'indacatada. Ita olis chi ddi fadeus.
A si biri G Cannas

Gigi Sanna ha detto...

Nella mia tabella alfabetica metto la gutturale sonora al quarto posto. Ma non sono per niente sicuro di quella collocazione. Ho spostato la lettera perchè nella sequenza alfabetica solo il 'he' può avere il terzo posto, così come il yod il nono, in quanto la somma dei due, cioè del Dio MF, mi dà il 12 (il numero della 'lampada 'soli lunare). Tieni presente inoltre che il 'he' (lui) è tre e il nove (yod) è il multiplo perfetto del 'tre'. Il Waw può essere certamente il numero quattro perchè significa 'forza , potere', valore questo proprio del quattro (o del quadrato) in nuragico.
Il resto della sequenza proprio non riesco ad immaginarla. Non avremo mai, secondo me, un alfabetario nuragico perchè il sistema non agisce solo sulla base di una rigida sequenza di segni. L'ho chiamato sistema' aperto' per questo motivo.
Il numero 60 di S.Stefano di Oschiri. Io propendo ad interpretarlo come segno della scrittura numerico -geometrica in sequenza (con inizio NUR disco): è il 12 moltiplicato per cinque e cioè il Toro. Ciò non toglie che il valore sia quello antichissimo mesopotamico. Del resto la polisemia, anche se difficile da individuare, nel codice nuragico è ben presente.

Gigi Sanna ha detto...

No, proprio non ho nessun asso in tal senso. Faccio presente a Maria Teresa che i documenti nuragici non registrano una divinità con un nome femminile per un semplice motivo che ho già spiegato in SaGRa e in questo stesso Blog: il nome del Dio non è proprio un 'nome'. E' una voce della 'religio', della teologia scribale, che tende a definire, in qualche modo con sintesi estrema, le 'qualità' di quel Dio. Il cosiddetto Tetragramma e cioè YHWH oppure 'El che lo precede nella Bibbia suggeriscono qualità, essenze, prerogative. Qualcuno avrà già notato che ciò che io ho proposto ( la griglia severa) per dare un volto, il più sicuro possibile, ai documenti del sistema nuragico si trova già nello stesso nome 'scritto' di Yhwh. Ma, si badi, non il nome scritto con le 'nostre' lettere, anche le più fantasiose, create dagli ingegneri di Jobs. Basta 'storicizzare' quelle lettere e riportarle al XV secolo a.C. e forse anche prima. Renderle insomma pittografiche al massimo, perchè solo i pittogrammi- logogrammi danno l'idea (la prima idea o il concetto originario della scuola scribale cananaica) del Dio. Cerco qui di spiegare in breve quello che proporrò con tutta l'argomentazione necessaria in seguito. Già in periodo di scrittura aramaica il nome di YHWH non si capiva più data la trasformazione, del tutto lineare, delle lettere. Cosa suggeriscono il Yod iniziale? E il He al secondo e all'ultimo posto? E il Waw? Niente, non suggeriscono niente se non un' incerta pronunzia a coloro che erano in grado di risalire da quelle forme a quelle pittografiche e cioè ai sacerdoti Cercano di esplicitare in qualche modo quello che non può essere reso del tutto chiaro alla mente degli uomini. Lo stesso sforzo numerologico ermeneutico di Aba nel cercare di venire un po' a capo della sequenza alfabetica nuragica o della 'scritta nuragica di S. Stefano di Oschiri' è la prova che si deve cercare un dio, una 'essenza' , un qualcosa che non ha 'nome' ma che si manifesta soprattutto per numeri, astrattamente, attraverso le simbologie che quelli offrono, spesso mutuate dai 'numeri base' sacri del libro celeste e della ciclicità soli -lunare. Naturalmente io mi riferisco al momento in cui, in una certa zona dell'Oriente, si impose il culto razionalistico e più sofisticato del dio androgino con il superamento di quello strettamente legato alla potenza della 'madre' terra -luna o bipenne. Tanto che mi viene da pensare che non ci fu un passaggio, per colpa delle 'orrende spade' , dal culto della madre al culto del padre nel corso della storia quanto al culto sincretistico di entrambi . Se si nota i nuragici non parlano tanto di sole o di luna ( evitano la dicotomia), quanto della luce (NUR) che è fenomeno o manifestazione sia dell'uno che dell'altra. E' la stessa concezione luminosa che (teste il calendario di Ugarit) hanno i siriani o, se si vuole gli stessi Egiziani, con l'occhio (doppio occhio) luminoso che guida le azioni e la vita degli uomini, degli animali e delle piante. Naturalmente bisogna sperare in altri e più numerosi ritrovamenti. La mostra di Macomer è solo un piccolo inzizio della lettura di quel libro che, tra quattro o cinque anni, mostrerà molte più pagine da capire.

bentuesusu ha detto...

@maistru Gigi, adesso la butto li.
Tu Gigi dici che la parola potrebbe essere nonnoy, ma non potrebbe essere mannoy?
Nella religione dei Germani esiste il dio primigenio con il nome di Mannus, babay mannu in sardu.
E da un pó che ci penso.
Saludos, gianni.

Gigi Sanna ha detto...

No, non 'potrebbe essere'. E' Nonnoy (NNY) nella Stele. Solo Nonnoy. Se ovviamente si dà credito alla mia lettura e ai due shalom laterali di Aba che quella lettura hanno permesso. La voce però si è modificata solo a livello vocalico così da dare nannay,nonnay (si Veda Wagner, DES, p. 552). Non so invece di Mannoy e poco o niente ti posso dire sul 'Mannus' 'germanico'. Da dove lo hai ricavato scritto così? Però il Babay Mannu della lingua sarda è proprio Nonnoy, che vuol dire 'il padre antico, vecchio'; anche se la sfumatura di 'mannu' indica non solo l'antichità ma anche la potenza o il potere del Dio.

Gigi Sanna ha detto...

Sì e l'aleph (lettera schematica 'aleph') con il toro. Nel primo caso hai un ideogramma (numerico) logogramma (santo) nel secondo la lettera acrofonica 'aleph' lineare + il toro logogramma.

Gigi Sanna ha detto...

Sì e l'aleph (lettera schematica 'aleph') con il toro. Nel primo caso hai un ideogramma (numerico) logogramma (santo) nel secondo la lettera acrofonica 'aleph' lineare + il toro logogramma.

bentuesusu ha detto...

certo, per farti un esempio veloce in questo link: http://de.wikipedia.org/wiki/Mannus_%28Gott%29

Io credo che questo dio sia rappresentato con il copricapo cornuto.

Gigi Sanna ha detto...

Tenes arresone po su Deus chi at mentovau Tacitu. Non mind'ammentaia (e non ischis cantas bortas d'apo ispiegau a sos istudentes de su Liceu!). Ma su babbay mannu cheret narrere, a bisu meu, sen'iscomodare su germanicu 'Mannus', babay 'grande' (lat.magnus). Ma (torro a repetere) 'mannu' po s'antigoriu e 'mannu' po sa fortza e su podere issuba de totus e de totu. 'Mannoy' non isco inue s'agatet.
Ma abbaida, frade meu, chi jeo po connoschentzias limbisticas ando... coment'ando. Calicuna 'orta a pe' in canneddu! Ca 'mastru' non seo.

el-pis ha detto...

Si podet servire,
in sardu barbaricinu mutimmos "MANNOI" e "MANNAI" su ki in italianu sone "nonno" e "nonna" e "NONNU" e "NONNA" su "padrino" e sa "madrina".
A mastru Gigi:
Depo leghere torra e torra su ki as iscritu e kada vorta ki lu lego 'nde cumprendo de prus e m'aperidi sa mente e su koro.

Gigi Sanna ha detto...

Bene Elpis.Tenet ancora arresone bentuesusu. Serbit e comente! Sa chistione de nannoy, nannay = Mannoy, mannay si cumprendet zaghì sa N in sardu furriat a bortas in M (Nurake > Murake). Ma ddue depet essere puru s'influssu de s'aggettivu 'mannu'. Ma de prus non d'isco. Si due ses ancora o Batsumaru! Tue puru in custu Blog, azumai ...mannoy o nonnoy! Elpis e Bentueesusu t'ispettant.

Gigi Sanna ha detto...

Certo, lo possiamo fare agevolmente!

giovanni ha detto...

Confermo quanto detto da Elpis anche per la mia zona, planargia e montiferru;
su nonnu e sa nonna erano i padrini. I nonni "italiani" erano su babbai e sa
mammai.Ma la cosa che mi sembra più rilevante ai fini del discorso è che
"nonnu" era usato anche per figure particolarmente autorevoli, benvolute e
degne di essere ricordate dai posteri. Al mio paese, tresnuraghes, è ricordato
"Nonnu Mastinu" e a scano montiferro il teatro comunale è dedicato a "Nonnu
Mannu". Ancora più interessante il caso di scano montiferro, dove i due termini
sono usati entrambi ma distinti, e l'ascendenza all'antico appare ancora più evidente.
Giovanni

Gigi Sanna ha detto...

Grazie Giovanni, molto interessante. Ci sarebbe allora da rivedere (e non poco) la voce 'Nonnu' dello studio del Wagner (DES, p. 562). Secondo la testimonianza della Stele di Nora (NNY), la voce non è certamente un 'italianismo' ( da 'nonna', 'avola', attestata nell'oristanese, che poi avrebbe dato nonnay e nonnoy maschile) ma è già presente nel sardo del X-IX secolo a.C.). Cioè nel sardo di 3000 anni fa.
Ma, o Giovanni, chi era Nonnu Mannu a Scano Montiferro?

Archeologia Nuragica ha detto...

@ Giorgio

A mei interessada su parri de is socius (professoris universitarius) de sa sociedadi europea po s'astronomia curturali, e ti fazu presenti ca su parri tu a pizzusu de is studius cosa mia non ti appu mai peddiu, poita pensu ca non ballinti propriu nudda!!

giovanni ha detto...

@Prof.Gigi Sanna
Nonnu Mannu a Scano e Nonnu Mastinu a Tresnuraghes erano due parroci, molto autorevoli e stimati nelle rispettive comunità; erano i primi tra i "nonnos" e cioè padrini, padri o secondi padri, non di un solo figlioccio, ma di tutti gli appartenenti alla comunità. Sul valore di Mannu combinato con Nonnu a Scano ho per ora due versioni diverse( sarebbe anche da valutare il quanto poi): c'è chi ritiene si tratti di un rafforzamento della funzione del Nonnu, e cioè del più grande tra i Nonnos, e chi lo attribuisce ad un appellativo della famiglia di provenienza del sacerdote. In ogni caso potrò approfondire la questione domani sera in occasione della presentazione del libro di M. Crabiolu al teatro "Nonnu Mannu", appunto.

Gigi Sanna ha detto...

Emmo, Zua'. 'Nonnu' po sos preides si connoschet (e Wagner nde chistionat). Sa cosa chi mi paret istrana meda est s'ipotesi de 'nonna' (italianu)fe(m)mina chi furriat in su mascu 'nonnoy/nonnay'. NNY s'agatat craru craru in s'Istele de Nora. Du est pagu de faere e narrere. E sa lettura (sa de tres) andat cun sas consonantes chi pintant unu coloru o serpente. Ca NNY (NoNNoY) est su coloru/sa colora antiga.
In sa perdighedda tunda de su Nuraghe de Palmavera sa colora/coloru est, comente in sa perda de su Nuraghe Losa, su simbolu de NNY; tiat a essere de su tempus antigu meda, de s'antigoriu. Torrande in diesegus sa scritta de Palmavera narat chi ' sos corros (de su boe) de sa luna sunt (e sunt istaos) sempere su baculu (lamed)de su tempus'.
Jeo penso chi su scriba nuragicu cun sas duas letturas, orarias e antiorarias, at crefiu jare s'onore a ambarduos: su sole e sa luna. Su 'dischetto' non est solu solare ma lunare puru. O si cherimus est unu documentu de su Deus Mascu e Femmina in su matessi tempus.

giovanni ha detto...

@Prof. G.Sanna
Da quanto ho potuto appurare a Scano il valore di Mannu è proprio nel senso del rafforzamento di Nonnu con cui è abbinato; quindi antico, trascorso in questo caso, ma soprattutto forte, potente, "de importu",capace anche di dirimere le più spinose controversie tra membri della comunità o tra questa e l'esterno. Quindi un "Mannu" riconosciuto come tale anche all'esterno della comunità scanese e a distanza. Sull'argomento non avrei altri elementi, se non due piccole cose che mi passano in mente e delle quali non ho idea se possano esserle utili.
La prima consiste nel fatto che in qualche paese del circondario di Ozieri (probabilmente Pattada) usavano il termine "babbai" per il prete/parroco "Nonnu" della planargia/montiferru.
L'altra consiste nell'uso a tresnuraghes di quattro espressioni diverse per indicare la stessa caratteristica di una persona e/o il comportamento di una persona difronte al cambiamento repentino di una situazione: insomma la lentezza di riflessi fisici e mentali, e la scarsa espressività. Le quattro espressioni, sembrerebbe tutte attinenti alla sfera del sacro, sono: "paret unu nonnoy", paret unu "ziommo" ( da ecce homo), paret unu "mormotto" ( stessa radice di mommoti/mamuthone), paret unu "santu salapiu" ( san serapio, anche lui come cristo martirizzato col calvario e la crocifissione.

ENEA MYFTARI ha detto...

Vedendo queste stele mi ha colpito la sceittura fig 5.2
1- H+Y= HY in albanese HY, HYU (dialetto gege) e DIO in italiano.

2-fig 5.6 VI in albanese ui, uj e acqua in italiano

3- fig 5.7- Y+L in albanese YLL e stela in italiano.